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14 agosto 2019

Dal King con le King alle tinte fluo di Agassi

Gli anni ’80 hanno avuto un’impronta decisiva per lo sviluppo dei decenni a venire: nasce Internet, al cinema arrivano gli effetti speciali, cade il muro di Berlino, esplode Chernobyl, il mondo assiste in diretta al disastro dello Shuttle Columbia, l’Italia vince i Mondiali di calcio. Un ruolo importante in questo decennio è stato giocato dalla moda. Il piumino, fino ad allora bandito dalle boutique più glamour, si è inserito tra i capispalla must-have, e così anche in Italia un brand come Moncler diventa un’istituzione.

A crescere a dismisura è anche e soprattutto il binomio sport-moda, con i primi sportivi che contribuiscono a rendere iconici i brand più in voga del tempo, abbracciandone lo stile e rispecchiandone i valori. In quegli anni, gli universi più eleganti sono il tennis e il calcio e i personaggi legati ad essi.  

Yannick Noah, primo tennista con i dread, vince l’Open di Francia nel 1983 in polo gialla Le Coq Sportif e sfoggiando in allenamento un pantaloncino blue navy abbinato alla maglietta di David Bowie. 

Andrea Agassi è il primo a sovvertire il total white tipico di un tempo con sgargianti colori fluo e le iconiche Nike Air Tech Challenge - dritto (e rovescio) all’incrocio a Fila e Sergio Tacchini. Diego Armando Maradona, infine, si auto-incorona re di Napoli e del pallone scegliendo di indossare le Puma King. 

Atleti prima, icone poi, capaci di scolpire per sempre immaginari e valori dei brand che anche oggi tutti amano. 


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